Live a life you will remember

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Venerdì scorso stavo ascoltando la radio in macchina quando hanno dato la notizia che Avicii era morto. Ci sono rimasta di sasso. Era un bravo artista e le sue canzoni mi sono sempre piaciute molto.

Ho ascoltato con malinconia le note di Hey brother che stavano mettendo in suo omaggio e ho pensato con tristezza che non sentiremo più canzoni nuove create da lui.
Ho rimuginato per un po’ su questi pensieri, poi sono arrivata a casa, mi sono messa a fare altre cose e il pensiero è svanito dalla mia testa.

Non ci ho più pensato per giorni, fino a quando l’altra sera non ho avuto la pessima idea di guardarmi il documentario Avicii-True Stories che era proprio nell’homepage di Netflix.
Dico pessima non perché il documentario fosse noioso, ma perché dopo averlo visto il mio umore era veramente a terra e oggi, dopo due giorni, i miei pensieri continuano ad andare ad Avicii e alla sua morte.

Non sapevo niente di lui, non sapevo neanche che faccia avesse. Conoscevo, però, tutte le sue canzoni: hanno fatto da colonna sonora a tante mie serate degli ultimi anni e mi ricordano periodi più o meno belli della mia vita.

Ripensandoci è assurdo il fatto che conoscessi a memoria tante sue canzoni ma non avessi idea di chi c’era dietro quelle canzoni.
Il fatto è che non era lui a cantare, non compariva mai nei video e io non mi sono mai interessata a cercare di sapere qualcosa in più. Addirittura per un periodo ho creduto che Avicii fosse un gruppo!

Nonostante questo, però, oggi mi ritrovo a stare male e ad essere triste come se avessi perso un amico che conosco da una vita. Assurdo, lo so.

Ma dopo aver visto quel documentario, dopo aver capito qualcosa in più sulla sua vita e, soprattutto, avendolo visto dopo che era morto mi ha lasciato davvero a pezzi.

Credo che abbia riaperto in me delle ferite che non erano ancora chiuse. Ha riportato a galla la morte di mio papà di qualche anno fa, un lutto che non ho mai davvero affrontato, e mi ha fatto ripensare a quanto sia breve la vita.

È come se quel documentario annunciasse già la sua morte, come se il finale non potesse che essere la morte di una persona che stava visibilmente male già da tanto tempo.

Il documentario descrive la sua carriera dall’inizio: un ragazzino di appena 18 anni con tanto talento e tanta passione per la musica che ottiene in poco tempo un incredibile successo e comincia a esibirsi senza sosta e a bere per sentirsi più sicuro durante le esibizioni. In 4 anni Avicii fa il triplo dei concerti degli altri artisti, è sempre in giro, non riesce ad avere una vita privata, comincia a soffrire di ansia e di attacchi di panico, si ammala di pancreatite e ha dolori cronici e nonostante questo si imbottisce di medicinale e continua a suonare.

Nelle immagini all’inizio della sua carriera Avicii è un ragazzo felice, in salute, spensierato…poi pian piano si trasforma in un ragazzo che dimostra 10 anni più di quelli che ha: il viso scarno, le occhiaie, il sorriso ormai svanito.

L’idea che mi sono fatta è di un ragazzo fragile e introverso che non era fatto per una vita sotto i riflettori. Un ragazzo che non riesce ad imporsi e a dire no alle persone che gli sono intorno e che sono interessate soltanto a guadagnare qualcosa da lui.
Anche quando nel 2016 annuncia finalmente che non farà più concerti per rimettersi in sesto il suo staff continua ad ostacolarlo.

C’è una scena che mi ha lasciata particolarmente turbata dove si vede Avicii che chiede consiglio un membro del suo staff per cancellare i concerti e questa persona non gli dice chiaramente “no, non puoi farlo” ma cerca di manipolarlo, cerca di convincerlo a dire lui stesso “okay, continuo a esibirmi”.

Non voglio dire che prima di questo documentario non sapessi che la vita sotto i riflettori non è davvero bella come vogliono farci credere. Sono abbastanza grande ormai da sapere che dietro questi ambienti si nasconde tanto marcio, ma mi ha lasciato comunque profondamente triste vedere un artista con tanto talento e passione che viene spremuto fino all’ultimo, trattato come una macchina per fare soldi e non come una persona in carne e ossa che ha delle emozioni e dei desideri.

Oggi ho provato ad ascoltare qualche sua canzone, ma poi ho smesso. Non facevano altro che peggiorare il mio umore. Sarà anche perché le sue canzoni, per quanti siano ballabili e ritmate, hanno sempre quel leggero tocco di malinconia e di tristezza. Così come i video musicali che le accompagnano.

La mia preferita è sempre stata I Could Be The One. Mi piace soprattutto il video. Nel periodo in cui è uscito mi rivedevo esattamente nella protagonista di quel video. Io che odiavo profondamente le mie giornate, che sognavo viaggi per il mondo e spiagge esotiche, ma che non avevo la forza di cambiare.

E poi c’è Wake Me Up che ha un testo bellissimo che rappresenta perfettamente l’idea della vita come viaggio alla ricerca di noi stessi e di uno scopo.

All this time I was finding myself,
and I didn’t know I was lost

E infine The Nights che forse adesso è quella che mi mette più malinconia riascoltare.

One day you’ll leave this world behind
So live a life you will remember

Immagino che per quanto sia stata breve, la sua vita verrà comunque ricordata da molti.

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Un pensiero su “Live a life you will remember

  1. Pingback: 5 momenti di felicità (#20) – Scendo dalle nuvole

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