Vita da disoccupata (#2)

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Stamattina ho fatto un colloquio per un’azienda. Il lavoro che offrono sembra interessante e da quello che ho capito cercano una persona da inserire stabilmente e non da tenere giusto qualche mese per poi passare a qualcun altro.

Però, non saprei davvero dire come è andato il colloquio. Sono uscita pensando che fosse andato molto bene, poi però ho fatto più volte il replay di tutte le scene nella mia mente e ogni volta mi sentivo sempre meno sicura.
Quindi, non ho idea di come sia andato. Lo scoprirò tra qualche settimana, immagino.

Non avere un lavoro inizia a pesarmi davvero molto e il mio umore ne risente sempre di più. So di essere fortunata perché, anche se non ho un lavoro, ho una casa, un frigo pieno di cibo, una famiglia che continua ad aiutarmi, il problema è che non posso essere indipendente e sono immersa nell’instabilità più totale.

Credo che l’instabilità sia proprio ciò che mi fa stare peggio in questo momento.
Sono arrivata a un punto della mia vita in cui tutto ciò che desidero è stabilità.
Vorrei sapere con certezza che rimarrò a vivere nella città in cui mi trovo adesso, ma finché non trovo un lavoro non ne avrò la certezza, perché potrei dovermi trasferire da qualche altra parte.
Vorrei avere una routine, invece ogni giorno è diverso dagli altri proprio perché non ho un lavoro. All’inizio era divertente, adesso mi crea solo tanta confusione.
Vorrei avere una casa tutta mia, ma ovviamente senza uno stipendio e senza sapere in che città rimarrò a vivere è un po’ difficile.

Questo weekend mentre guardavo Under the dome ho iniziato a fare mille riflessioni sul mondo del lavoro nella nostra società. In questo telefilm una cittadina americana si ritrova improvvisamente tagliata fuori dal resto del mondo a causa di una cupola impenetrabile che si forma sui suoi confini. I protagonisti non pensano più alla scuola o al lavoro, ma soltanto a come riuscire a sopravvivere con le poche risorse che hanno a disposizione: i soldi non hanno più alcun valore.

Ho iniziato a pensare a come sarebbero le nostre vite se i soldi non esistessero più, se non dovessimo più lavorare per guadagnare, ma soltanto per renderci utili alla comunità e sopravvivere.
Non ci sarebbe nessun curriculum da inviare e nessun colloquio da fare, ognuno di noi si metterebbe semplicemente a fare ciò che c’è necessità di fare, magari la cosa per cui  si è più portati o per cui abbiamo più passione.

Probabilmente saremmo tutti molto più felici e non dovremmo passare giornate intere a fare qualcosa che odiamo soltanto per avere abbastanza soldi per comprarci cose che non abbiamo neanche il tempo di goderci.

Ma non credo che la nostra società capitalistica cambierà presto, quindi vado a mandare qualche altro cv…

4 pensieri su “Vita da disoccupata (#2)

  1. Ho iniziato a pensare a come sarebbero le nostre vite se i soldi non esistessero più, se non dovessimo più lavorare per guadagnare, ma soltanto per renderci utili alla comunità e sopravvivere
    E ci sarebbe anche il bianconiglio e lo stregatto….!!! 😀

    Parliamo della parte seria: io ho notato che quando i colloquio va bene te ne rendi conto. Lo capisci. Te lo fanno capire.

    Le agenzie sono le più chiare:
    – “ok adesso valuteremo”, “le faremo sapere”, “la chiamiamo noi” => NO.
    – “è d’accordo se inoltriamo il suo cv all’azienda?” => SI
    (chissà perché chiedono sempre il permesso…?)

    Le aziende sono meno chiare e soprattutto io riesco a capirlo se vedo che le mie competenze e le loro richieste combaciano. Nel caso di un primo impiego questo non è possibile.
    Però posso darti un paio di consigli, esperienza che ho fatto sulla mia pelle:
    1) è importante che il candidato manifesti entusiasmo, molto entusiasmo: dai pori deve sprizzare il messaggio “cazzo questo posto è esattamente ciò che cercavo, è perfetto, è esattamente per me, vi amo, vi adoro, siete un’azienda fantastica, sposiamoci”.
    Non capisco perché ma è così: se resti freddo, l’altra persona pensa che non sei granchè interessato.
    2) con molto entusiasmo prova a chiedere se è possibile poter essere presente una mezza giornata come prova gratis, formalmente in qualità di semplice visitatore (x ragioni fiscali e di sicurezza), per conoscervi meglio. Forse nel caso di primo impiego non ha molto senso, ma secondo me si fa comunque una bella impressione.

    Buona fortuna.

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  2. Pingback: 5 momenti di felicità (#16) – Scendo dalle nuvole

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