Vita da disoccupata (#1)

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Qualche giorno fa ho fatto il mio primo colloquio di lavoro da quando mi sono laureata. Dall’annuncio non si capiva bene di cosa si trattasse, si accennava solo a “un progetto di marketing per la città”. Ho mandato il mio curriculum e due giorni dopo ho ricevuto una chiamata per fissare un incontro.

Il poco tempo passato tra l’invio del cv e la chiamata per il colloquio sommati all’annuncio poco chiaro mi hanno fatto subito pensare che si trattasse di qualche porta a porta o di qualche sistema di marketing piramidale, ma mi sono detta “Non si sa mai” e così mi sono recata all’incontro tutta speranzosa.

Ma appena l’intervistatore ha iniziato a spiegarmi in cosa consistesse il lavoro ho capito subito che si trattava proprio di un porta a porta, uno di quelli in cui devi far firmare i contratti per le donazioni all’Unicef o ad altre associazioni umanitarie. La paga è di circa 300 euro di fisso più le provvigioni (sempre se riesci a far firmare qualche contratto!).

Mi capita spesso di vedere ragazzi che fanno questo lavoro con i loro stand in piazza mentre cercano di fermare i passanti. Io di solito cambio direzione per evitarli, ma ci sono persone che si fermano e poi se ne escono con insulti, commenti razzisti o la classica frase “Perché non aiutiamo i bambini italiani invece che quelli africani?”

Ho detto subito che non ero interessata al lavoro, non tanto per i pochi soldi (al momento non faccio niente, quindi mi accontenterei anche di quelli) ma perché 300 euro per passare una giornata intera a farmi trattare male dai passanti o vedermi la porta sbattuta in faccia con qualche insulto non ci tengo proprio. Non sono una persona che riesce a farsi scivolare queste cose di dosso, so già che tornerei a casa triste e abbattuta.

Conosco delle persone che hanno fatto questo lavoro per qualche mese prima di trovare qualcosa di più decente, ma hanno un carattere completamente diverso dal mio. Non se la prendevano sul personale se le persone rispondevano male, magari ci ridevano su e le prendevano in giro appena si voltavano.

Una volta tornata a casa mi sono riletta l’annuncio e, in effetti, leggendolo con più attenzione si capisce subito che si tratta di un lavoro di questo tipo, ma la mattina in cui ho inviato il cv ero in vena disperata e l’ho mandato un po’ ovunque.

Quindi niente, il primo colloquio è stato inutile, si continua a cercare.

Intanto la prossima settimana vado qualche giorno a fare un viaggio. Ne approfitto di tutto il tempo libero che ho in questo periodo, magari una volta trovato lavoro non lo avrò più.

11 pensieri su “Vita da disoccupata (#1)

    1. Ciao Anna, non perdiamo le speranze, prima o poi arriverà qualcosa di buono! Continuo a cercare e rimango positiva, altrimenti finisco per entrare in una spirale di negatività che non fa altro che peggiorare le cose 😉

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  1. insolitaignota

    Non farti prendere dallo sconforto, ti capisco perfettamente riguardo la questione del farsi maltrattare per 300 euro. Non ce la farei mai neanche io! L’importante è rimanere determinati e far capire quanto si vale. Il lavoro prima o poi arriva, te lo garantisco 😉

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    1. Sì, è un po’ l’unica consolazione. E mi rendo conto che non tutti i disoccupati hanno questa “fortuna” perché tanti si ritrovano con grandi problemi economici. Quindi cerco di tenere a mente anche il fatto che nella sfortuna rimango comunque una di quelli più fortunati

      Piace a 1 persona

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