L’invidia ai tempi di Facebook

Qualche giorno fa ho scoperto che il mio primo ragazzo, quello di quando avevo 16 anni ed ero convinta che il primo amore durasse per sempre, ha avuto un bambino.

Me lo ha detto una mia amica del liceo e subito dopo, ovviamente, sono andata a cercarlo su Facebook e ho visto una foto di lui e la compagna con il bambino in braccio.

Mi sono sentita strana.

Sembra ieri che stavamo insieme, che veniva a prendermi sotto casa con la sua macchina grigia, che passeggiavamo per la città mano nella mano parlando di tutto e niente, e invece è passato più di un decennio.

Ho provato anche un pizzico di invidia.

Non perché io sia ancora innamorata di lui, anzi. Quando ci siamo lasciati la nostra storia era ormai giunta al capolinea e l’amore era ormai svanito da tempo.

Ho provato invidia perché mi è sembrato felice, realizzato, sistemato, mentre io sono incasinata e in piena instabilità da tutti i punti di visita e conservo una sorta di senso di competizione nei confronti degli ex.

So che non è bello sentirsi invidiosi perché gli altri sono felici.

Sono una brutta persona, lo so, ma in questo spazio anonimo sul web posso confessarlo.

La cosa più assurda è che io non sogno neanche di avere dei figli in questo momento. Anzi, se scoprissi di essere incinta mi sentirei male e mi cadrebbe il mondo addosso. Quindi non lo invidio perché lui ha avuto un bambino e io no. È solo quella parvenza di stabilità e realizzazione che mi fa provare questo brutto sentimento.

In realtà, se devo essere sincera fino in fondo, quando giro sui social provo spesso invidia. Invidio le ragazze bellissime che hanno quell’aspetto che io non avrò mai, invidio le coppie perfette e affiatate, invidio tutti i bellissimi viaggi in mete esotiche, invidio chi ha ottenuto lavori fantastici.

Mi rendo conto che i social sono delle vetrine in cui si mettono in mostra soltanto i successi e le parti più belle della propria vita.

So bene che, magari, quelle ragazze bellissime hanno comunque problemi di autostima, che quelle coppie non sono necessariamente così perfette come sembrano, che quei viaggi possono essere gli unici fatti in 20 anni e che quei lavori potrebbero essere in realtà precari e sottopagati. Lo so benissimo. Ma, nonostante io sia consapevole di tutto questo, ogni volta ricado nella stessa trappola e mi ritrovo a provare le stesse brutte emozioni.

So che non sono l’unica. Ho letto di recente altri articoli in cui le persone affermano di sentirsi esattamente come me.

Ma come si fa ad uscirne?

Il primo passo è di sicuro la consapevolezza, e il secondo?

Dovrei cancellarmi da ogni social? Ci ho già provato una volta e ho scoperto che non è certo la soluzione.

Forse dovrei smettere di prestare attenzione a ciò che fanno gli altri e concentrarmi solo sul mio percorso. Dovrei ricordarmi costantemente che ogni vita è unica e che non ha senso paragonare il proprio percorso a quello di qualcun altro. Ma anche questo è più facile a dirsi che a farsi.

Quando tutti intorno a te sembrano aver già ottenuto quello che tu ti limiti ancora a sognare e basta, non è per niente facile.

Mentre riflettevo su tutto questo, ho trovato questo articolo in cui l’autore parla del fenomeno dell’invidia sui social e consiglia di provare a monitorare quanto tempo si passa sui social network e, eventualmente, ridurlo per dedicarsi ad altre attività.

Ad esempio, devi stare mezzora in treno per andare a lavoro? Invece di tirare fuori lo smartphone e iniziare a scorrere la home di Facebook o Instagram potresti tirare fuori un libro e dedicare quel tempo a qualcosa che riguarda soltanto te.

Questo consiglio sembra estremamente banale, ma credo che potrebbe aiutarmi.

In effetti, io tendo a tirare fuori lo smartphone in qualsiasi momento morto: quando sto aspettando l’autobus, quando sto facendo la coda per qualcosa, ecc. Non sono più abituata a stare semplicemente lì ad aspettare, senza fare niente.

Ho deciso che da oggi mi impegnerò a cercare di non farlo più o, per lo meno, di non farlo così spesso.

Inizierò a tenermi sempre in borsa il mio lettore ebook e lo tirerò fuori al posto del cellulare. Oppure, mi limiterò a guardare l’ambiente intorno a me, senza fare nulla di particolare, assaporando fino in fondo l’attesa.

Vedremo se quando il mio ex annuncerà la nascita del secondo figlio o le nozze riuscirò semplicemente a pensare “sono felice per lui” e non “ecco, un altro con una vita fantastica”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

9 pensieri su “L’invidia ai tempi di Facebook

  1. Per quanto riguarda l’invidia/senso_di_sfigaggine da socialnetwork, la ricetta per la cura è sapere che la gente posta solo i momenti felici ma mai i momenti brutti.
    Ovvio che quindi spulciando i social vedremo solo persone che sono sempre felici.

    "Mi piace"

      1. E’ sempre così. Pure io non se sono immune.
        Perché spesso davvero ci sono aspetti della vita degli che sono meglio dei nostri.
        Bisogna ricordare che esistono anche altri aspetti, dove invece magari i “punteggi” sono inversi.
        E soprattutto che dove c’è un “palcoscenico”, c’è sempre anche un “dietro le quinte”.

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