Vita di una perfezionista procrastinatrice

perfection

Probabilmente chi mi conosce non mi definirebbe mai una perfezionista.
Normalmente si definiscono perfezioniste quelle persone che si impegnano ossessivamente per ottenere risultati spesso inarrivabili.
Io però non sono così.
Io non mi impegno ossessivamente in niente. Anzi, spesso non mi impegno affatto.

Avevo un’amica alle superiori che studiava tantissimo qualsiasi materia e quando non prendeva almeno un 9 ai compiti si disperava.
Ecco, questa ragazza era sicuramente una perfezionista, nessuno aveva dubbi al riguardo.

Ma io?

Come posso definirmi una perfezionista se non ho mai dato davvero il massimo in nessuna delle cose che ho fatto?

Se continuo a rimandare le cose che devo fare?

Se quando mi dicono “prima il dovere poi il piacere” io faccio finta di capire “prima il piacere e poi, forse, il dovere”?

Il fatto è che nel mio caso il mio essere perfezionista non sfocia in impegno ossessivo, ma in procrastinazione ossessiva.

Mi do degli obiettivi troppo ambiziosi e poi, per paura di fallire, continuo a rimandare e a rimandare ancora…fino a quando non decido di lasciar perdere, senza neanche provarci, senza neanche fare un piccolissimo tentativo.

La paura del fallimento è così forte da paralizzarmi completamente.

Questa è ovviamente una cosa che mi fa tanto soffrire. Odio me stessa per essere così.
Ma, purtroppo, cambiare non è facile e in tutti questi anni io non ci sono ancora riuscita.

Prendiamo questo blog ad esempio. Sono ben 5 anni che penso “Però, sarebbe carino aprire un blog” eppure l’ho fatto solo adesso.
E, oltretutto, ogni volta che mi metto alla tastiera a scrivere un post non sono mai soddisfatta delle cose che dico e del modo in cui le scrivo e la tentazione di lasciar perdere tutto è forte.

Questo mio perfezionismo mi ha fatto perdere tante occasioni e mi ha impedito di provare tante cose nuove.
Non ho mai imparato a suonare uno strumento, non ho mai iniziato quel corso di danza che avrei tanto voluto fare, ho impiegato molto più tempo del necessario a fare qualsiasi esame universitario dovessi fare e la lista potrebbe andare avanti ancora per molto.

A volte penso che sarebbe stato meglio essere una perfezionista classica. Una di quelle che finisco per farsi venire una crisi di nervi o un’ulcera perché continuano a lavorare ossessivamente a quel progetto che hanno in mente. Certo, anche avere una crisi di nervi non è bello, ma almeno queste persone non rimangono bloccate, riescono davvero a portare a termine i loro progetti.

Mi è stato detto (e ho letto) più volte che il modo migliore per uscire da questo immobilismo è quello di porsi dei piccolissimi obiettivi (non quei macigni di obiettivi che mi prefiggo sempre io, insomma!) in modo da non sentirsi sopraffatti e, soprattutto, in modo da concentrarsi solo su un passetto alla volta.

Mi verrebbe da dire che ci ho già provato mille volte e che non è mai cambiato niente, ma forse a pensarci bene non è proprio così. Sì, ci ho provato, ma solo per qualche settimana al massimo…e i risultati non si ottengono certo in così poco tempo.

Adesso sto facendo un altro tentativo. Nelle ultime settimane ho cominciato a scrivere ogni sera una lista delle cose che voglio portare a termine il giorno successivo. A volte mi capita di non fare nessuna lista perché sono stanca e non ho voglia di mettermi lì a riflettere sugli impegni della giornata seguente, ma mi sono resa conto che nelle giornate in cui ho una lista sono molto più produttiva, perché so quali sono le cose su cui devo concentrarmi.

Queste liste mi permettono di concentrarmi sui piccoli step che mi porteranno pian piano, magari anche nel giro di anni, alla meta finale.

Pensare che domani devo scrivere due pagine della tesi mi stressa molto meno che pensare alla tesi già conclusa e stampata!

Ecco, questo è ciò che sto facendo per cercare di uscire dalla trappola del perfezionismo.

One step at a time.

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